Questione di Stile


PER NON DIMENTICARE
19 marzo 2010, 13:32
Filed under: Stile di Vita!

Una sezione dedicata a tutti quei ragazzi che hanno perso la vita per la loro passione e per i quali nel maggiore dei casi non è stata fatta ancora giustizia.

Gabriele Sandri (11 NOVEMBRE AREZZO) – La tragedia che scuote l’Italia, che provoca un’ondata di indignazione in tutte le tifoserie, che riaccende il dibattito sia sugli errori che commettono gli uomini delle forze dell’ordine, comincia poco dopo le 9, nell’autogrill di Badia al Pino, lungo l’autostrada A1. Un accenno di rissa tra sostenitori juventini e laziale, la polizia stradale che subito dopo interviene, un agente che spara uno, forse due colpi di pistola, a grande distanza: muore un ragazzo. Gabriele Sandri, 28 anni, supporter biancazzurro, noto dj dei locali romani, titolare di un negozio di abbigliamento, viene colpito al collo, mente si trova all’interno di un’auto, una Renault Megane. L’omicidio di Gabriele è stato commesso dall’agente della Polstrada di Arezzo Luigi Spaccarotella. Quest’ultimo è attualmente indagato dalla Procura di Arezzo per il reato di Omicidio volontario.Il Pubblico Ministero che dirige le indagini, dott.Ledda, ha disposto una serie di accertamenti tecnici volti a stabilire la dinamica del colpo esploso dall’agente. Il termine ultimo che il PM ha stabilito per il deposito delle perizie andrà a scadere a fine Febbraio 2008.Luigi Spaccarotella, indagato per un reato per il quale la legge prevede 21 anni di reclusione, ad ora si trova a piede libero. L’agente della polstrada di Arezzo, ha ripreso servizio a Firenze. Dopo un lungo periodo di malattia, l’amministrazione della polizia di Stato ha deciso di trasferirlo alla Polfer di Santa Maria Novella, compartimento della Toscana. Lo scrive oggi “Il Giornale della Toscana”. L’assegnazione è stata ufficializzata la settimana scorsa, tanto che il giovane agente è già arrivato a Firenze. Di fatto Spaccarotella prenderà servizio tra una quindicina di giorni per questioni burocratiche. L’agente sarebbe stato piazzato alla “Coc”: centrale operativa compartimentale della Toscana. Si tratta di una struttura che si occupa di coordinare tutte le chiamate all’interno delle stazioni ferroviarie. Ma l’aspetto singolare è un altro: tra le tante altre mansioni, la “Coc” si occupa anche di tifosi. Infatti, se arriva un treno di ultras diretti allo stadio, è sempre la centrale operativa ad organizzare le scorte ai supporter. Intanto, il processo che vede imputato il poliziotto va avanti: è slittata al 25 settembre prossimo l’udienza preliminare. Il processo si terrà davanti al gup Simone Salcerini che deciderà se rinviare a giudizio Spaccarotella davanti alla corte d’assise o avviare il rito abbreviato. La richiesta di rinvio a giudizio era stata presentata dal procuratore Di Cicco e dal pm Ledda ai primi di aprile. Per l’agente l’accusa è di omicidio volontario.

 8 febbraio 1999. Maurizio Alberti, tifoso pisano, viene colto da infarto nello stadio di La Spezia. I tifosi sugli spalti avvisano autorità e soccorritori del malore ma sia gli uni che gli altri decidono di non prestargli attenzione in quanto scambiato per un tossico in preda ad astinenza. Quando viene accertato l’infarto partono i soccorsi ma è troppo tardi. Nonostante le proteste e le iniziative degli ultrà e della famiglia, nessuna responsabilità è mai stata accertata. Nella nord capeggia ormai da anni lo striscione “Mau ovunque”.

Celestino Colombi (Atalanta-Roma 1993). A Bergamo, al termine di Atalanta-Roma muore, colto da infarto, il 42enne Celestino Colombi, coinvolto nelle cariche della Celere mentre si trovava casualmente nei pressi dello stadio, davanti a un bar. Testimonianze dei tifosi refertati e dei gestori di Bar e chioschi delle vicinanze della curva indicarono come responsabile il reparto di Padova. Nonostante l’indagine stessa accerti l’estraneità di Colombi a qualsiasi episodio di violenza nessuna responsabilità verrà accertata e la questura si limiterà ad informare i giornali della tossicodipendenza del deceduto. Ogni gennaio i tifosi nerazzurri lo ricordano Colombi con iniziative di protesta denominate “la morte è uguale per tutti!”. Gli incidenti calcistici provocano l’ennesima vittima: il quarantaduenne bergamasco Celestino Colombi muore in seguito a una carica della polizia nei paraggi dello stadio, diretta a disperdere un gruppo di ultrà che voleva aggredire i tifosi della Roma. La reazione degli agenti, giudicata unanimemente spropositata, mobilita la protesta di tutti i gruppi ultrà italiani.

Catania-Messina 2001 Antonio Currò era deceduto dopo 15 giorni di coma a seguito delle ferite riportate alla testa per l’esplosione di una bomba carta durante il derby Catania-Messina del 17 giugno del 2001. La polizia ritenne di individuare in un diciassettenne tifoso etneo l’autore del lancio dell’ordigno mortale. A smontare la tesi dell’accusa furono i filmati in possesso della magistratura dai quali emerse che il lancio compiuto dall’ultrà etneo sugli spalti dello stadio erano avvenuti in tempi non compatibili. Inoltre l’indagato non aveva alcun oggetto esplodente.

 Antonio De Falchi (Milan-Roma 1989) Il 4 giugno 1989 ANTONIO DE FALCHI, non ancora diciannovenne, arriva alle 8:30 di mattina alla Stazione Centrale di Milano assieme ad altri tre amici.  I quattro decidono di raggiungere San Siro per conto proprio, staccandosi dal gruppetto dei quaranta con cui avevano condiviso il viaggio.  Comprato il biglietto i quattro si avviano verso il cancello 16, con le sciarpe giallorosse nascoste sotto al giubbotto. Sono le 11:35 (la partita sarebbe iniziata alle 16:00).  Improvvisamente compare una persona. “Avete una sigaretta?” gli chiede. E poi: “sapete che ore sono?”. L’accento romano tradisce Antonio e i suoi amici: un cenno e da dietro una struttura di cemento (c’erano i lavori per Italia 90), sbucano una TRENTINA (!!) di persone. I quattro scappano. Antonio non ce la fa, inciampa (forse per per uno sgambetto) e cade a terra.  Lo massacrano a calci a pugni.
Dopo una trentina di secondi gli aggressori si mettono in fuga per l’arrivo della polizia.
Antonio prova a rialzarsi, è cianotico e respira a fatica; cade nuovamente a terra. Uno degli agenti cerca di rianimarlo con la respirazione bocca a bocca e con il massaggio cardiaco. Inutile. Viene immediatamente caricato sull’ambulanza ma arriva all’Ospedale San Carlo già morto.
Intanto la polizia ferma, nei pressi del cancello 16 tre persone. Si tratta di Daniele F. (29 anni), uno dei capi del “gruppo brasato” e tesserato con pass del “Servizio d’ordine” del Milan, di Luca B. (20 anni) e Antonio L. (21 anni).
Il funerale (a spese della Roma) viene celebrato il 7 giugno 1989 nella Chiesa di San Giovanni Leonardi a Torre Maura davanti a oltre diecimila persone commosse. Sono presenti Dino Viola (che alla fine della cerimonia abbraccia commosso la madre di Antonio), Peruzzi, Nela (che parla commosso con un fratello di Antonio), Giannini e l’intera Squadra dei Giovanissimi della Roma.

Giuseppe Plaitano (Salernitana-Potenza 1963) Il 28 aprile 1963, infatti, Giuseppe Plaitano, 48enne tifoso della formazione granata, è il primo morto in uno stadio italiano in conseguenza degli scontri tra polizia e tifosi. Allo stadio Vestuti si disputa un incontro decisivo ai fini della promozione in serie B tra la Salernitana e il Potenza. Per un rigore non dato ai granata, i tifosi invadono il campo. La guerriglia coinvolge le due tifoserie e la polizia. Un poliziotto spara in aria: per una tragica fatalità il colpo raggiunge la tribuna, dove è seduto Plaitano. Il caso verrà successivamente archiviato. E parlando di tifosi morti, purtroppo, non si può dimenticare il rogo del treno che riportava a Salerno i sostenitori granata al termine della trasferta di Piacenza. La tragedia avvenne il 24 maggio 1999. Nell’incendio divampato sotto la galleria di Santa Lucia, a pochi metri dalla stazione di Salerno, persero la vita Simone Vitale, Ciro Lioi, Carmine Alfieri e Giuseppe Diodato.

Sergio Ercolano AVELLINO,(Avellino-Napoli 2003)-  È morto, nell’ospedale Moscati di Avellino, Sergio Ercolano, il ventenne di San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, rimasto ferito gravemente sabato sera allo stadio Partenio poco prima dell’inizio del derby Avellino-Napoli. La notizia l’ha data l’avvocato Maurizio Capozzo, legale della famiglia. Sergio Ercolano, secondo quanto reso noto da Capozzo, è morto per arresto cardiocircolatorio. Il giovane aveva subito gravissime ferite in più parti del corpo precipitando da un’altezza di venti metri da una tettoia di plexigas nello stadio avellinese. Nella caduta aveva riportato un forte trauma cranico e lesioni agli organi interni. Sergio Ercolano non ce l’ha fatta. Il ventenne tifoso del Napoli, caduto allo stadio Partenio sabato sera, è morto questo pomeriggio all’ospedale Moscati di Avellino. I danni provocati dal durissmo impatto dopo la caduta non lasciavano purtroppo alcuna speranza. Finisce come peggio non poteva una tragedia cominciata sabato sera allo stadio Partenio di Avellino e di cui si continuerà a parlare (spesso anche a sproposito) nei giorni a seguire.
 Avellino-Napoli avrebbe dovuto essere il piacere di veder giocare due formazioni che non disputavano questo derby da 16 anni. Un’ora prima del match, in uno stadio Partenio stracolmo, Sergio Ercolano, 20 anni tifoso del Napoli, precipita dagli spalti. Un volo di 10 metri e un impatto violentissimo. Viene ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale “Giuseppe Moscati” di Avellino.
La dinamica degli avvenimenti non è ancora chiara, ma subito dopo l’incidente occorso a Ercolano, i tifosi azzurri hanno invaso il rettangolo di gioco, strappato le reti delle due porte, divelto le bandierine degli angoli, distrutto i cartelloni pubblicitari. Inevitabile lo scontro con le forze dell’ordine costrette in un primo momento (un poliziotto è stato accoltellato ad una gamba) alla ritirata. Una violenza cieca che i lanci di lacrimogeni non hanno fermato. Drammatica la testimonianza di Vincenzo Busiello, ultras della Curva B al Partenio. “Stavamo entrando nello stadio – ha sostenuto Busiello – quando è iniziata una carica da parte della polizia e nel fuggi fuggi il ragazzo è stato spinto ed è caduto dal secondo anello della tribuna. I barellieri avevano paura di entrare nel tunnel e il ragazzo è rimasto a terra per 30 minuti. Una cosa indegna”.
Mentre Ercolano perde la partita più importante, quella con la vita, arrivano da ogni dove le solite ramanzine dei soliti parrucconi benpensanti imbottite di banale retorica. Ma anche spontanee iniziative di calciatori e tifosi nel vano tentativo di compiere quel miracolo invocato dai medici dell’ospedale come unica possibilità.
Il miracolo purtroppo non arriva: Sergio Ercolano cessa di vivere.

Nazzareno Filippini (Ascoli-Inter 1988) 9 ottobre 1988– Ad Ascoli, Nazareno Filippini, dopo la partita Ascoli – Inter viene percosso con sassi a bastoni. Morirà dopo 8 giorni d’agonia.

Marco Fonghessi (Milan-Cremonese 1984) Il 1 ottobre 1984 Marco Fonghessi venne accoltellato a morte nei dintorni di San Siro. Milan Cremonese si era conclusa da mezz’ ora e lui, tifoso rossonero di Castelleone, fu scambiato per il nemico. Aveva 21 anni. Il suo assassino, Stefano Centrone, sta scontando una pena di 18 anni in regime di semiliberta’ .

Stefano Furlan (Triestina-Udinese 1985) Al termine di Triestina-Udinese di coppa italia, Stefano Furlan, 20 anni ifoso della triestina, viene colpito al capo da diverse manganellate e finisce in questura . Dopo degli accertamenti viene rilasciato, subita inizia ad avvertire i primi dolori alla testa. Il mattino seguente Stefano sta’ molto male e viene portato in ospedale dove perde i sensi nella sala del pronto soccorso. Entra in coma profondo e dopo 21 giorni di agonia muore. Nel novembre del 1985 la corte d’assise condanna ad un anno di reclusione con i benefici di legge l’agente che colpi’ Stefano. Nell’ ottobre 1992 la curva del nuovo stadio “Nereo Rocco” viene dedicata a lui. 

Fabio Di Maio (Treviso-Cagliari 1998). Nel dopopartita di Treviso-Cagliari muore il tifoso veneto Fabio Di Maio, 32 anni, per un arresto cardiaco in seguito all’intervento della polizia per sedare un accenno di rissa tra le opposte tifoserie. Allo stesso Di Maio è stata poi intitolata la curva degli ultras trevigiani.

Salvatore Moschella (Ragusa- Messina 1994) ha 22 anni quando muore, la sera del 30 gennaio 1994, gettandosi dal treno su cui viaggia. Il ragazzo ha un diverbio con alcuni tifosi del Messina di ritorno dalla trasferta di Ragusa i quali, prima lo picchiano e poi continuano a infastidirlo. Il povero Moschella, nel cercare una via di fuga, si getta dal finestrino, mentre il treno rallenta in prossimità della stazione di Acireale. Cinque le persone arrestate, delle quali due minorenni.

Vincenzo Paparelli (Roma-Lazio 1979) Mi chiamo Vincenzo Paparelli, e sono morto il 28 ottobre del 1979. Forse qualcuno si ricorda ancora di me. Ero un uomo di trentatr� anni che un giorno fu ucciso allo stadio Olimpico da un razzo a paracadute di tipo nautico sparato da un tifoso ultr� della Roma. Quando sono stato colpito stavo mangiando un panino. Mia moglie Wanda cerc� di estrarmi quel tubo di ferro dall’occhio sinistro, ma siccome il razzo bruciava ancora, fin� per ustionarsi una mano. Il medico che mi ha prestato i primi soccorsi, dichiar� che nemmeno in guerra aveva visto una lesione cos� grave. Il giorno dopo tutti i giornali mostrarono una fotografia scattata qualche mese prima, che mi ritraeva in un ristorante insieme a mia moglie. Soltanto il quotidiano Il Tempo pubblic� l’immagine di me, riverso per terra, con la faccia insanguinata e l’orbita dell’occhio sinistro vuota. Tratto dal sito Padroni di Roma

Vincenzo Claudio Spagnolo (Genoa-Milan 1995) Il 29 gennaio 1995, a Genova prima dell’incontro di calcio Genoa Milan, fuori dallo stadio Luigi Ferrarsi, viene ucciso con una coltellata all’altezza del cuore, Claudio Vincenzo Spagnolo (Spagna) tifoso genoano di 24 anni. Ad essere responsabile della letale aggressione è il diciottenne ultrà milanista Simone Barbaglia, un giovane che da poco frequenta il neogruppo delle Brigate II.
L’omicidio suscita immediatamente un acceso dibattito che vede coinvolte le istituzioni (agenti di pubblica sicurezza, magistratura, forze politiche), l’opinione pubblica, gli ultrà e i media. Ma il clima di discussione ben presto si trasforma in una inconcludente polemica, dando sfondo a posizioni demagogiche piuttosto che ad un atteggiamento autocritico e consapevole sul problema.
Alla luce di questi fatti risponde la presente ricerca monografica, con un lavoro a cavallo tra la sociologia e l’inchiesta giornalistica, si vuole compiere un’analisi sui fatti salienti del “ventinove gennaio”. Sono stati gli stessi ultrà coinvolti negli incidenti di quella domenica, a rompere le catene del silenzio, a raccontare la loro verità consentendo di comprendere l’azione del giovane tifoso rossonero. Le interviste, svolte ai leader dei tifosi, hanno permesso di individuare inoltre i punti critici di un gemellaggio (quello tra Fossa dei Grifoni del Genoa, Brigate Rossonere, Commandos Tigre e Fossa dei Leoni per il Milan) che dopo il 1982 entra in crisi e sfocia 13 anni più tardi nell’uccisione di “Spagna”.

Matteo Bagnaresi (JUVE-PARMA 2008) – Un tifoso del Parma, Matteo Bagnaresi di 27 anni, è stato travolto e ucciso nell’area di servizio Crocetta Nord, al chilometro 48 dell’A21 Piacenza-Torino, da un pullman di tifosi della Juventus. Il mezzo era vuoto e l’autista stava facendo manovra quando è avvenuto l’incidente. Prima dell’incidente, nell’area di servizio ci sarebbero state schermaglie tra le due tifoserie. Bagnaresi, che viveva a Parma, è morto sul colpo. L’autista è stato interrogato ed è indagato per omicidio colposo, ma il magistrato non ha disposto nei suoi confronti l’arresto. Ha ribadito agli investigatori di non essersi accorto di nulla e di essersi fermato in autostrada, a poca distanza dall’area di servizio dove è avvenuto l’incidente, perché alcuni dei tifosi sul bus gli hanno segnalato che era successo qualcosa. Bagnaresi è stato colpito vicino alle colonnine di rifornimento di carburanti.  Laureato, lavorava per una cooperativa e viveva nella città emiliana con i genitori. Faceva parte del direttivo dei ‘Boys’, il gruppo ultrà che domina la Curva Nord allo stadio Tardini, e aveva da poco riottenuto il diritto di andare allo stadio: per gli incidenti del 6 gennaio 2005 tra ultrà parmigiani e bianconeri durante Parma-Juventus era stato raggiunto da un Daspo, il divieto a partecipare a manifestazioni sportive, della durata di 3 anni. Militante della sinistra antagonista, era attivo nell’ambito dei centri sociali di Parma che fanno riferimento al Mariano Lupo.

I 39 dell’ Heysel- La strage dell’Heysel fu una tragedia, avvenuta il 29 maggio 1985 durante la finale di Coppa dei Campioni calcio tra Juventus e Liverpool allo stadio Heysel di Bruxelles, in cui morirono trentanove persone. La designazione dello stadio Heysel da parte dell’UEFA fu criticata da entrambi i club: la struttura era fatiscente, priva di adeguate uscite di sicurezza e di corridoi di soccorso. Il campo di gioco e le tribune erano mal curati, assi di legno erano sparse per terra, i muretti divisori erano vecchi e fragili e da essi si staccavano pezzi di calcinacci, le tribune di cemento vetuste e sgretolate. Lo scarico dei servizi igienici colava dai muri, contribuendo a renderli ancora più fragili. Ai molti tifosi italiani, buona parte dei quali proveniva da club organizzati, fu assegnata la tribuna N, nella curva opposta a quella riservata ai tifosi inglesi; molti altri tifosi organizzatisi autonomamente, anche nell’acquisto dei biglietti, si trovavano invece nella tribuna Z, separata da due inadeguate reti metalliche dalla curva dei tifosi del Liverpool, a cui si unirono anche tifosi del Chelsea, noti per la loro violenza (si facevano chiamare headhunters, “cacciatori di teste”). Circa un’ora prima della partita, i tifosi inglesi cominciarono a spingersi verso il settore Z a ondate, cercando il take an end (“prendi la curva”) e sfondando le reti divisorie: memori degli incidenti della finale di Roma di un anno prima, si aspettavano forse una reazione altrettanto violenta da parte dei tifosi juventini. Gli inglesi sostennero di aver caricato a scopo intimidatorio, ma gli spettatori juventini, impauriti, anche dal mancato intervento delle forze dell’ordine belghe, furono costretti ad arretrare ammassandosi contro il muro opposto alla curva dei sostenitori del Liverpool. Nella grande ressa che venne a crearsi alcuni, per evitare di rimanere schiacciati si lanciarono nel vuoto, altri cercarono di scavalcare ed entrare nel settore adiacente, altri si ferirono contro le recinzioni. Il muro crollò per il troppo peso, moltissime persone vennero travolte, schiacciate e calpestate nella corsa verso una via d’uscita, per molti rappresentata da un varco aperto verso il campo da gioco. Dall’altra parte dello stadio i tifosi juventini del settore N e tutti gli altri sportivi accorsi allo stadio sentirono le voci dello speaker e dei capitani delle due squadre che invitavano alla calma e in pochi si resero conto di quello che stava realmente accadendo. Mobilitato, un battaglione mobile della Polizia belga, di stanza ad un chilometro dallo stadio, giunse dopo più di mezz’ora per ristabilire l’ordine, trovando per il campo e gli spalti frange inferocite di tifoseria bianconera. La diretta televisiva dell’incontro su RAI 2 si apriva con il video volontariamente oscurato con il commento costernato del commentatore Bruno Pizzul che tentava di attribuire l’imprevisto a cause tecniche mentre nel frattempo il telegiornale della prima rete riportava le immagini degli incidenti e degli spettatori che cadevano a frotte nella scalinata, così che i telespettatori in attesa poterono apprendere della tragedia in atto. Pizzul manifestò tutto il suo disappunto per la decisione di disputare comunque l’incontro promettendo al pubblico di commentarlo “nel modo più asettico possibile”. Gli scampati alla tragedia si rivolsero ai giornalisti in tribuna stampa perché telefonassero in Italia, per rassicurare i familiari. I morti furono 39, dei quali 32 italiani, 4 belgi, 2 francesi e 1 irlandese. Centinaia i feriti. Si decise di giocare ugualmente la partita, poi vinta dalla Juventus; la decisione fu presa dalle forze dell’ordine belghe, per evitare ulteriori tensioni. Solo dieci anni dopo, nel 1995, Stefano Tacconi – portiere della Juventus che giocò la finale – ammise in un’intervista: «Noi della Juventus sapevamo che all’Heysel c’erano stati dei morti laggiù nel settore Z. A dircelo erano stati i tanti, tantissimi tifosi che erano giunti nello spogliatoio per farsi medicare». Alcuni giocatori della Juventus furono molto criticati per essersi lasciati andare ad esultanze eccessive (in campo e fuori), vista la gravità degli eventi appena accaduti. Il sindaco di Torino espresse a mezzo stampa il suo biasimo verso i tifosi juventini per via dei festeggiamenti in strada a fine partita.

JULIEN QUEMENER PsG-Hapoel(Parigi)- A Parigi poche ore dopo la partita di coppa uefa PSG-Hapoel Tel Aviv fuori lo stadio viene ucciso,negli scontri,con un colpo d’arma da fuoco sparato da un poliziotto. Si è capito subito che quella sera sarebbe stata molto movimentata, sia per la pesante sconfitta della squadra di casa, sia per le diverse ideologie politiche delle due tifoserie. I Fatti si svolgono in Place Saint Cloude sguarnita di guardie, un tifoso dell’ Hapoel viene inseguito da un piccolo gruppo di tifosi locali. In quel momento sopraggiunge Antoine Granomort, agente in borghese che era in servizio presso la Polizia dei Trasporti, con il compito di controllare i veicoli delle forze dell’ordine posteggiati nelle vicinanze. Suggerisce al ragazzo israeliano di stare alle sue spalle, ma questi messo alle strette prima lancia un lacrimogeno e poi quasi a terra spara un colpo. Due tifosi sono rimasti colpiti. L’inchiesta dirà poi che il proiettile ha trapassato un polmone di Mounir, che stava davanti, per poi colpire al cuore il tifoso alle sue spalle, Julien, di 25 anni. I momenti seguenti, sono stati poi davvero drammatici, con il poliziotto rintanato all’interno di un McDonald’s con l’arma in pugno, e fuori il gruppo di ultras che sfondava le vetrine. Inoltre i soccorsi hanno tardato ad arrivare per soccorrere i due ragazzi feriti gravemente. Mounir stà meglio. Troppo tardi per Julien.  Ora Da un lato il primo problema è la necessità di far luce sulla vicenda e chiarire se la “legittima difesa” di cui parlano le autorità non sia stata in realtà – come dichiarato dal fratello di Mounir – la reazione spropositata di un uomo che aveva perso il controllo e che, in qualità di agente di polizia, ancor più di un cittadino qualsiasi, avrebbe invece dovuto comportarsi diversamente. Il timore di tutto il mondo del tifo organizzato è che l’inchiesta venga “insabbiata”, e che le responsabilità dell’agente siano tralasciate sulla base dell’aggressione di un gruppo di ultras. Le premesse fino ad ora non sono state positive, la prima udienza ha contestato all’ agente solo il reato di legittima difesa. A rendere ancora più inquietante il tutto, infine, la notizia che l’agente era indagato e finirà sotto processo a giugno 2007 per aver denunciato di essere stato sequestrato e rapinato nel 2004: vicende inesistenti, totalmente inventate dall’agente stesso, per le quali rischia fino a 5 anni di prigione.

Quando si dice, tutto il mondo è paese…

 

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